avevano per lei nessun altro valore se non quello di dimostrare quanto terribilmente lontano fosse ormai da tutto ciò che è vivo.
«Perché parlare di me!» disse tranquilla, e guardò Nataša.
Nataša, sentendo su di sé quegli occhi, non alzò il suo sguardo. Di nuovo tutti tacquero.
«André, vuoi... » disse a un tratto la principessina Mar'ja con voce tremante, «vuoi vedere Nikoluška? Parlava sempre di te.»
Per la prima volta, il principe Andrej ebbe un lieve sorriso, ma la principessina Mar'ja, che conosceva bene ogni sfumatura del suo volto, comprese con orrore che non era un sorriso di gioia, di tenerezza per il figlio, ma di quieto, mite sarcasmo per il suo vano tentativo di far rinascere in lui la commozione, ricorrendo all'argomento del figlio.
«Sì, sono molto contento di vedere Nikoluška. Sta bene?»
Quando gli condussero Nikoluška, che guardava spaventato suo padre, ma senza piangere, giacché nessuno piangeva, il principe Andrej lo baciò, ma era evidente che non sapeva che cosa dirgli.
Quando Nikoluška fu ricondotto via, la principessina Mar'ja si accostò ancora una volta al fratello, lo baciò e, non avendo la forza di trattenersi oltre, scoppiò in lacrime. Lui la fissò intensamente.
«Pensi a Nikoluška?» chiese.
La principessina Mar'ja annuì col capo, fra le lacrime.
«Marie, tu conosci il Vang... » ma s'interruppe bruscamente.
«Che cosa dici?»
«Nulla. Non bisogna piangere qui,» disse continuando a fissarla con quel suo sguardo gelido.
Quando la principessina Mar'ja era scoppiata in lacrime, lui aveva