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capito che piangeva perché Nikoluška sarebbe rimasto senza padre. Con un grande sforzo su se stesso, aveva cercato allora di tornare indietro, verso la vita, per comprendere il loro modo di agire e di pensare.   
   «Sì, a loro una cosa simile deve sembrare penosa!» s'era detto. «E com'è semplice, invece!»   
   «Gli uccelli del cielo non seminano, non mietono, ma il Padre vostro li nutre,» s'era detto, e avrebbe voluto dirlo anche alla principessina. «Ma no, intenderebbero a modo loro, non comprenderebbero! Loro non possono capire che tutti questi affetti, a cui tengono tanto, che tutti i nostri pensieri, tutti questi pensieri che ci sembrano così importanti, non sono necessari. Non possiamo intenderci l'un l'altro!» e aveva taciuto.   
   Il figlio del principe Andrej aveva sette anni. Sapeva appena leggere, non conosceva nulla. Dopo quel giorno conobbe molte cose della vita, acquistò nozioni, spirito d'osservazione, esperienza; ma anche se avesse posseduto allora tutte le facoltà acquistate in seguito, col tempo, non avrebbe potuto comprendere meglio e più profondamente di quanto lo comprendesse ora, il significato della scena, alla quale aveva assistito fra il padre, la principessina Mar'ja e Nataša. Capì tutto e uscì dalla camera, senza piangere, si avvicinò in silenzio a Nataša che era uscita dietro di lui, la guardò timidamente con i suoi occhi bellissimi, pensierosi; il suo labbro superiore, un po' sollevato all'insù, ebbe un tremito: si appoggiò a lei con la testa e scoppiò a piangere.   
   Da quel giorno, sfuggiva Dessalles, sfuggiva alle moine della contessa e se ne stava tutto solo, oppure si avvicinava timidamente alla principessina Mar'ja e a Nataša, alla quale adesso sembrava più affezionato che alla zia; e in modo quieto, riservato, dimostrava loro il suo affetto.   

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