dell'avvenire.
«Potrà avverarsi, questo, o non potrà avverarsi?» pensava lui adesso, osservandola e ascoltando il leggero suono metallico dei ferri. «Possibile che il destino mi abbia riunito in modo così strano a lei, solo per poi farmi morire?... Possibile che la verità della vita mi si sia svelata solo per farmi comprendere d'aver vissuto nella menzogna? Io l'amo più di ogni cosa al mondo. Ma che debbo farci, se l'amo tanto?» disse e gli sfuggì un gemito, per un'abitudine presa nel corso delle sue sofferenze.
Sentendo quel suono, Nataša aveva posato la calza, si era piegata verso di lui e, notando i suoi occhi lucidi, si era avvicinata con passo leggero e si era chinata su di lui.
«Non dormite?»
«No, vi sto guardando da un pezzo, vi ho sentita entrare. Nessuno come voi mi dà tanta pace... tanta luce. Avrei voglia di piangere di gioia.»
Nataša gli si avvicinò ancor di più. Il suo viso splendeva d'una gioia estatica.
«Nataša, io vi amo troppo. Vi amo più di ogni altra cosa al mondo.»
«E io?» Si voltò per un attimo dall'altra parte. «E perché troppo?» disse.
«Perché troppo?... Ditemi, cosa pensate, cosa sentite nell'anima, proprio nel profondo dell'anima: vivrò? Cosa pensate?»
«Io ne sono sicura, sicura!» gridò quasi Nataša stringendogli tutt'e due le mani con un gesto appassionato.
Egli tacque per un po'.
«Come sarebbe bello!» disse, e prendendole una mano, gliela baciò.
Nataša era felice e sconvolta; ma subito si riscosse, ricordò che non si poteva fare così, che lui aveva bisogno di tranquillità.