«Però non dormivate,» disse, tentando di soffocare la propria gioia. «Cercate di addormentarvi... vi prego.»
Le strinse la mano prima di lasciarla andare, e lei tornò verso la candela e si sedette nella posizione di prima. Due volte si voltò a guardarlo: gli occhi di lui continuavano a fissarla, scintillanti. Allora si obbligò a fare un certo numero di maglie, dicendo a se stessa che non si sarebbe voltata a guardarlo finché non le avesse terminate.
Difatti, poco dopo, lui chiuse gli occhi e si addormentò. Ma non dormì a lungo, e si svegliò d'improvviso, coperto da un sudore gelido.
Addormentandosi, aveva continuato a pensare a ciò che aveva tenuto occupato il suo pensiero per tutto quel tempo: alla vita e alla morte. E soprattutto alla morte: la sentiva più vicina.
«L'amore? Che cos'è l'amore?» pensava. «L'amore è d'ostacolo alla morte. L'amore è vita. Capisco solo quello che amo. Tutto è, tutto esiste soltanto perché io amo. Tutto è tenuto in vita dall'amore. L'amore è Dio, e per me, parte infinitesimale dell'amore, morire significa ritornare alla sorgente eterna e universale». Questi pensieri gli parvero rassicuranti. Ma erano soltanto pensieri. In essi mancava qualcosa, c'era qualcosa di unilaterale, di soggettivo, di intellettualistico: mancava l'evidenza. E restava sempre la stessa inquietudine, la stessa incertezza... Poi si riaddormentò.
In sogno si vide coricato nella stessa stanza in cui davvero si trovava, ma non era ferito, stava bene. Molte persone, insignificanti, indifferenti, stanno davanti a lui. E lui parla con loro, discute di cose senza importanza. Quelle persone stanno per partire per chissà dove. Il principe Andrej ha la vaga sensazione che tutto questo sia insensato, ricorda di avere molte altre preoccupazioni, più importanti, ma continua a