Entrambe lo vedevano sprofondare sempre più giù, sempre più lontano da loro, chissà dove, ed entrambe sapevano che così doveva essere, che così era giusto.
Ricevette gli ultimi sacramenti, tutti vennero a dirgli addio. Quando gli portarono il figlio, lo sfiorò appena con un bacio e poi si voltò dall'altra parte, non perché provasse dolore e pietà (la principessina Mar'ja e Nataša lo capivano), ma solo perché supponeva d'aver fatto tutto quello che da lui s'aspettavano. Ma quando gli dissero di benedire il figlio, eseguì quanto ancora da lui si esigeva, e volse intorno lo sguardo come per domandare se non occorresse fare altro.
Quando sopravvennero le ultime contrazioni del corpo, abbandonato dallo spirito, la principessina Mar'ja e Nataša erano presenti.
«È finita?!» disse la principessina Mar'ja, quando il corpo disteso innanzi a loro, immobile da qualche minuto, cominciò a raffreddarsi. Nataša si avvicinò, guardò gli occhi del morto e si affrettò a chiuderli. Li chiuse e anziché baciarli, si appoggiò con la fronte a quello che era il più prossimo ricordo di lui.
«Dov'è andato? Dov'è adesso?...»
Quando il corpo, lavato e vestito, fu nella bara sul tavolo, tutti si avvicinarono per rendergli l'estremo saluto, e tutti piangevano.
Nikoluška piangeva per lo straziante sbigottimento che gli lacerava il cuore. La contessa e Sonja piangevano per compassione di Nataša, e perché lui non c'era più. Il vecchio conte piangeva perché presto, lo sentiva, anche lui avrebbe affrontato quel passo tremendo.
Adesso anche Nataša e la principessina Mar'ja piangevano, ma non per il loro personale, intimo dolore; piangevano per la reverente commozione che aveva invaso le loro anime in presenza del semplice e solenne mistero