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L'esercito russo, due volte più debole di quello francese, per un mese intero non compie neppure un tentativo d'attacco. La situazione di Napoleone è delle più brillanti. Per gettarsi, con forze doppie, sui resti dell'esercito russo e annientarlo; per stipulare una pace vantaggiosa o, in caso, di rifiuto, avanzare minacciosamente su Pietroburgo; per tornare, magari, in caso di insuccesso, a Smolensk o a Vilna, o restarsene a Mosca; per conservare, insomma, la brillante situazione di cui godeva allora l'esercito francese, non sarebbe stata necessaria, si direbbe, una particolare genialità. Sarebbe bastato fare la cosa più semplice, più facile del mondo: non tollerare che le truppe si abbandonassero al saccheggio, preparare indumenti invernali (rintracciabili a Mosca in misura sufficiente per tutto l'esercito) e accumulare giudiziosamente le provviste, che a Mosca (secondo la testimonianza degli storici francesi) erano presenti in quantità bastevole a tutto l'esercito per almeno sei mesi. Napoleone, questo genio fra i geni, con il potere di cui disponeva, a quanto affermano gli storici, di manovrare a suo piacere l'esercito, non fece nulla di tutto questo.   
   Non solo non fece nulla di tutto questo, ma usò, al contrario, il suo potere per imboccare, fra tutte le vie d'azione che gli si offrivano, la più insensata e rovinosa. Fra tutti i partiti che Napoleone poteva prendere: svernare a Mosca, marciare su Pietroburgo, spostarsi a Nižnij-Novgorod, tornare indietro, verso nord o verso sud, lungo la strada che fu poi presa da Kutuzov, è difficile immaginare qualcosa di più insensato e rovinoso di quel che Napoleone fece: restare a Mosca fino all'ottobre, permettendo che le truppe saccheggiassero la città, e poi, incerto se lasciarvi o no una guarnigione, uscire da Mosca, avvicinarsi a Kutuzov, non dar battaglia, piegare sulla destra, arrivare fino a Malyj

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