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Jaroslaveè, sempre senza nemmeno tentare di aprirsi un varco, imboccare non già la strada presa poi da Kutuzov, ma andare indietro in direzione di Možajsk lungo la devastata strada di Smolensk. Qualcosa di più insensato, di più rovinoso per il suo esercito non si poteva escogitare, come dimostrarono poi le conseguenze. Ci si provino pure, i più consumati strateghi; provino pure, presupponendo che lo scopo di Napoleone fosse quello di portare alla rovina il suo esercito, a inventare un'altra sequela di azioni atta a provocare una rovina così completa di tutto l'esercito francese, con la stessa sicurezza e in modo così autonomo rispetto a qualsiasi possibile iniziativa delle truppe russe, come quella che riuscì a mettere in essere Napoleone.   
   Sì, il geniale Napoleone fece questo. Eppure, dire che Napoleone portò alla rovina il suo esercito perché così voleva, o perché era esageratamente stupido, sarebbe non meno ingiusto che dire che Napoleone portò le sue truppe fino a Mosca perché così aveva voluto, o che egli era particolarmente intelligente e geniale.   
   In un caso come nell'altro, la sua personale attività, non più efficace dell'attività personale di uno qualsiasi dei suoi soldati, si limitò a coincidere con le leggi secondo le quali il fenomeno s'andava compiendo.   
   Gli storici dicono assolutamente il falso quando (ispirandosi al fatto che le conseguenze non diedero ragione all'operato di Napoleone) ci parlano di un indebolimento delle energie di Napoleone durante la permanenza a Mosca. Egli mise in opera, nel 1813, esattamente come in occasioni precedenti e anche successive, tutte le sue capacità e le sue forze per fare il meglio che potesse sia per se stesso che per il suo esercito. L'attività di Napoleone, in quel periodo, non fu meno stupefacente che in Egitto, in Italia, in Austria e in Prussia. Noi non

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