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incessante come il rumore del mare, il frastuono delle ruote e il calpestio dei piedi e un coro ininterrotto di grida irose e di bestemmie. Pierre era in piedi, premuto contro il muro di una casa distrutta dalle fiamme e ascoltava quel frastuono che nella sua immaginazione faceva tutt'uno con il rullo dei tamburi.   
   Alcuni ufficiali prigionieri, per avere una visuale migliore, si erano arrampicati sul muro della casa bruciata presso la quale si trovava Pierre.   
   «Quanta gente! Ma quanta!... Persino sopra i cannoni hanno messo la roba! Guarda, sono pellicce...» dicevano. «Che carogne, ne hanno saccheggiata di roba... Guarda là dietro, sul carro, quello l'hanno tolto da un'icona, perdiana... Quelli devono essere tedeschi. E c'è pure un nostro contadino, dannazione!... Ah, farabutti!... Guarda quello come s'è caricato, non ce la fa a camminare! Ma vedi un po' dei calessi, anche quelli si sono presi!... Guarda, si è seduto sui bauli... Santo cielo! Se le danno!...»   
   «Dagli sul muso, sul muso! Se andiamo avanti così, qui ci restiamo fino a sera. Guarda, guardate... ma quello dev'essere Napoleone in persona! Non vedi che cavalli! Con gli stemmi, con la corona. Ma quella è una casa portatile. Ha perso un sacco e non se ne è accorto. Di nuovo si picchiano... Una donna con un bambino, e non è neanche brutta. Ma sì, come no, la strada è tutta per te... Guarda non si riesce a vederne la fine. Ragazze russe, in nome di Dio, ragazze russe! Guarda come si sono sistemate bene su quei calessi!»   
   Di nuovo un'ondata di curiosità generale, come già vicino alla chiesa di Chamòvniki, spinse tutti i prigionieri verso la strada, e Pierre, grazie alla sua statura, al di sopra delle teste degli altri, vide ciò che

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