suscitava tanto la curiosità dei prigionieri. In tre carrozze, che si erano incastrate tra furgoni di munizioni, erano sedute pigiate una addosso all'altra delle donne, vestite a colori vivaci, imbellettate, che gridavano qualcosa con voci stridule.
Dal momento in cui Pierre aveva avvertito la comparsa di quella forza misteriosa, non riusciva più a trovare nulla che gli sembrasse strano o terribile; né il cadavere impiastricciato di fuliggine per divertimento, né quelle donne che si affrettavano chissà dove, né i resti dell'incendio di Mosca. Pressoché niente riusciva più a impressionarlo, quasi che la sua anima, preparandosi a una lotta difficile, si rifiutasse di ricevere impressioni in grado di indebolirla.
Le carrozze con le donne passarono. Dietro ad esse ripresero a scorrere carri, soldati, furgoni: soldati, cassoni, soldati, ogni tanto altre donne.
Pierre non vedeva gli uomini singolarmente, ma il loro movimento complessivo.
Tutti, uomini e cavalli, sembravano sospinti da una forza invisibile. Nel corso di un'ora - per tanto Pierre poté osservarli - sbucarono da varie strade animati dallo stesso desiderio di passare il più rapidamente possibile; e tutti, allo stesso modo, finendo gli uni contro gli altri, cominciavano ad arrabbiarsi, a venire alle mani: balenavano le bianche dentature, si aggrottavano le sopracciglia, si lanciavano gli stessi improperi, e su tutte le faccie era impressa quella stessa espressione di spavalda risolutezza e di gelida durezza che quella mattina aveva colpito Pierre quando l'aveva vista, tra il rullo dei tamburi, sulla faccia del caporale.
Era quasi l'imbrunire quando il comandante della scorta riunì i suoi