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bruciare ciò a cui viene appiccato?   
   L'esercito non poteva rimettersi in sesto in nessun luogo. Fin dalla battaglia di Borodino e dal saccheggio di Mosca esso portava in sé le condizioni per così dire chimiche della propria dissoluzione.   
   Gli uomini di quello che era stato un esercito fuggivano con i loro comandanti senza neppure sapere dove fuggivano, desiderando (Napoleone come ogni singolo soldato) solo una cosa: tirarsi fuori al più presto da quella situazione senza via d'uscita, di cui, anche se in modo confuso, tutti si rendevano conto.   
   Soltanto per questo nel consiglio di guerra di Malo-Jaroslavec, mentre i generali fingevano di consultarsi, esponendo vari punti di vista, l'ultima opinione di quel soldato sempliciotto che era Mouton, che non fece altro che dire quello che tutti pensavano, ossia che bisognava semplicemente andarsene al più presto, tappò la bocca a tutti, e nessuno, nemmeno Napoleone, poté dire nulla contro questa verità riconosciuta da tutti.   
   Ma sebbene tutti sapessero che bisognava andarsene, rimaneva sempre la vergogna di riconoscere che bisognava fuggire. E necessitò una spinta dall'esterno, che vincesse quella vergogna. La spinta arrivò al momento giusto; fu ciò che i francesi chiamano le hourra de l'empereur.   
   L'indomani di quel consiglio di guerra, Napoleone, fingendo di voler passare in rivista le truppe e il campo della battaglia passata e di quella futura, si recò di mattina presto, con un seguito di marescialli e una scorta, nel bel mezzo della linea lungo la quale erano schierate le truppe. I cosacchi, che erano appostati nei dintorni del bottino, si imbatterono nell'imperatore e per poco non lo catturarono. Se i cosacchi quella volta non lo catturarono, fu perché intervenne a salvarlo la stessa

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