Una delle più tangibili e vantaggiose trasgressioni delle cosiddette regole della guerra è l'azione di uomini isolati contro altri che fanno muro. Azioni del genere si verificano sempre in una guerra che assume un carattere popolare: invece di affrontarsi massa contro massa, gli uomini si sparpagliano, attaccano a piccoli gruppi, si danno a una rapida fuga quando sono attaccati da forze superiori per poi di nuovo attaccare non appena se ne presenta l'occasione. Così fecero i guerriglieri in Spagna; così i montanari del Caucaso; così fecero i russi nel 1812.
Questa guerra la si chiamò partigiana, credendo in tal modo di spiegarne il significato. E nondimeno una guerra di questo genere non solo non rientra in alcuna regola, ma è in aperto contrasto con una ben nota regola tattica ritenuta infallibile. Secondo questa regola, l'attaccante deve concentrare le proprie truppe per essere - nel momento della battaglia - più forte dell'avversario.
La guerra partigiana (sempre coronata dal successo, come dimostra la storia) è in aperto contrasto con questa regola.
Questa contraddizione deriva dal fatto che secondo la scienza militare la forza delle truppe corrisponde alla sua entità numerica. La scienza militare afferma che quanto più numerose sono le truppe, tanto maggiore è la forza. Le gros bataillons ont toujours raison.
Dicendo questo, la scienza militare è simile a quella meccanica che, basandosi nell'analisi dei corpi in movimento solo sulle loro masse, dicesse che le loro forze sono o non sono equivalenti a seconda che siano o non siano equivalenti le loro masse.
La forza (la quantità del movimento) è il prodotto della massa per la velocità.
Anche in guerra la forza delle truppe è il prodotto della massa per