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particolare e insostituibile. Quando bisognava fare qualcosa di particolarmente difficile e disgustoso - spingere a spallate un carro fuori dalla melma, tirar fuori per la coda un cavallo da un pantano, scuoiarlo, intrufolarsi proprio in mezzo ai francesi, fare in un giorno cinquanta miglia - tutti ridacchiando indicavano Tichon.   
   «Che cosa gli costa a lui, razza di demonio, è un animale da fatica,» dicevano.   
   «Una volta un francese, che Tichon aveva catturato, gli sparò una pistolettata e lo colpì in fondo alla schiena, nelle parti molli. Questa ferita, che Tichon curò solo con l'acquavite, di dentro e di fuori, fu oggetto dei più allegri scherzi di tutto il reparto, scherzi ai quali Tichon si assoggettava volentieri.   
   «Allora, fratello, quando ci riprovi? 0 sei diventato gobbo?» lo sbeffeggiavano i cosacchi.   
   E Tichon faceva il gobbo e si fingeva arrabbiato, inveendo contro i francesi con le più buffe ingiurie. Quell'episodio aveva avuto un solo effetto su Tichon: dopo quella ferita raramente portava con sé dei prigionieri.   
   Tichon era l'uomo più utile e coraggioso della banda. Non aveva eguali nello scoprire le occasioni giuste per attaccare, catturare e uccidere i francesi; e in conseguenza di ciò era il buffone di tutti, cosacchi e ussari, e si prestava volentieri a questa parte. Proprio Tichon, quando ancora era notte, era stato mandato da Denisov a catturare una lingua. Ma o perché non si era accontentato di un solo francese o perché di notte era caduto addormentato, era finito, quando ormai era giorno, tra i cespugli, proprio in mezzo ai francesi e, come Denisov aveva visto dall'alto, era stato scoperto.   

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