In secondo luogo, non aveva senso sbarrare la strada a uomini che impiegavano ogni loro energia nel fuggire.
In terzo luogo, non aveva senso perdere le proprie truppe per annientare le armate francesi che già si stavano annientando, senza bisogno di cause esterne e senza che gli si sbarrasse in alcun modo la strada, secondo una progressione che avrebbe impedito loro di far oltrepassare il confine a più uomini di quanti lo oltrepassarono nel mese di dicembre: una centesima parte di tutto l'esercito.
In quarto luogo, era assurdo il desiderio di far prigionieri l'imperatore, il re, i duchi, dato che la loro cattura avrebbe pesantemente ostacolato i movimenti dei russi, come riconobbero i più abili diplomatici del tempo (J. Maistre e altri). Ancora più insensato era il desiderio di catturare dei corpi d'armata francesi, quando anche le truppe russe si erano per la metà dissolte prima di arrivare a Krasnoe e ai corpi d'armata prigionieri si sarebbero dovute assegnare intere divisioni di scorta e gli stessi soldati russi non ricevevano la razione intera e i prigionieri già fatti morivano di fame.
Tutto l'ingegnosissimo piano diretto a tagliare la strada a Napoleone e catturarlo con il suo esercito era simile al piano di quell'ortolano che, scacciando dall'orto il bestiame che gli ha calpestato gli ortaggi, corre al cancello e si mette a picchiare le bestie sulla testa. L'unica cosa che si può dire a giustificazione dell'ortolano è che la rabbia lo ha acciecato. Ma nemmeno questo si poteva dire degli ideatori del piano, perché non erano stati loro a soffrire per gli ortaggi calpestati.
Ma tagliare la strada a Napoleone e al suo esercito non solo era insensato ma anche impossibile.
Era impossibile in primo luogo perché, come si vede dall'esperienza, in