all'estremo le loro forze nell'inseguire i francesi, e non avrebbero potuto fare di più senza a loro volta annientarsi.
Nel movimento effettuato da Tarutino a Krasnoe, l'esercito russo perdette cinquantamila uomini tra malati e dispersi, cioè un numero pari alla popolazione di un grosso capoluogo di provincia. La metà degli uomini fu perduta senza combattimenti.
Ed è proprio in questo periodo della campagna quando le truppe pernottavano per mesi nella neve, con quindici gradi sotto zero, senza stivali e senza pellicce, con viveri insufficienti, senza acquavite; quando il giorno dura solo sette od otto ore e il resto del tempo è notte, durante la quale non si può far sentire l'influsso della disciplina; quando non è come in battaglia, dove gli uomini vengono portati solo per alcune ore nella zona della morte, dove non esiste più disciplina, ma vivono per mesi interi, lottando continuamente contro la morte per fame e per freddo; quando in un mese perisce la metà dell'esercito - proprio trattando di questo periodo della campagna gli storici ci raccontano come e qualmente Miloradoviè avrebbe dovuto fare una marcia di fianco in una certa direzione e Tormasov in un'altra e Èièagov spostarsi in un certo punto (spostarsi con la neve oltre il ginocchio), e come qualmente il tal dei tali sbaragliò e tagliò fuori, eccetera, eccetera.
I russi, che finirono dimezzati, fecero tutto ciò che si poteva fare e che doveva essere fatto per raggiungere uno scopo degno del loro popolo e non hanno colpa alcuna se altri russi, seduti in stanze belle calde, supposero che si dovesse fare ciò che era impossibile.
Questa strana e per noi ora incomprensibile contraddizione tra i fatti come si svolsero e la descrizione che ne dà la storia deriva soltanto dal fatto che gli storici che hanno narrato questi avvenimenti hanno scritto