la santità del mistero che si era compiuto sotto i loro occhi.
Le continue reticenze nel discorso, la continua e vigile cura nell'evitare una parola su di lui, l'arrestarsi in diversi modi sul limite di ciò che non si poteva dire, esponevano in modo più che mai netto e chiaro alla loro immaginazione ciò che sentivano nel profondo.
Ma una pura e assoluta tristezza è altrettanto impossibile di una pura e assoluta gioia. La principessina Mar'ja per la sua condizione di unica, indipendente padrona del proprio destino, di tutrice ed educatrice del nipote, fu la prima ad esser richiamata dalla vita fuori da quel mondo di tristezza in cui era vissuta durante le prime due settimane. Ricevette delle lettere dai parenti alle quali bisognava rispondere; la stanza assegnata a Nikoluška era umida e il ragazzo cominciò a tossire. Alpatyè arrivò a Jaroslavl' con i rendiconti degli affari e propose e consigliò di trasferirsi a Mosca nella casa di via Vzdviženka, che era rimasta intatta e richiedeva solo piccole riparazioni. La vita non si fermava, e bisognava vivere. Per quanto duro fosse per la principessina Mar'ja uscire da quel mondo di solitaria contemplazione in cui era vissuta fino ad allora, per quanto le procurasse pena e quasi rimorso abbandonare Nataša, le preoccupazioni della vita richiedevano la sua attenzione ed essa suo malgrado vi si dedicò. Controllò i conti con Alpatyè, si consigliò con Dessalles a proposito del nipotino e diede disposizioni e fece preparativi per trasferirsi a Mosca.
Nataša restava sola; da quando la principessina Mar'ja aveva preso ad occuparsi dei preparativi per la partenza, evitava anche lei.
La principessina Mar'ja aveva proposto alla contessa di portare con sé Nataša a Mosca e il padre e la madre si erano mostrati favorevoli alla proposta, giacché notavano il progressivo indebolirsi delle forze fisiche