Indice   [800x750]    Website Info


della figlia e pensavano che un cambiamento di luogo e l'assistenza dei medici di Mosca le avrebbero giovato.   
   Da quando si era sentita abbandonata dalla principessina Mar'ja e si sentiva sola nel suo dolore, Nataša trascorreva la maggior parte del tempo sola in camera sua, con le gambe rannicchiate in un angolo del divano, e, lacerando o spiegazzando di continuo qualche cosa con le dita sottili e nervose, fissava con uno sguardo immobile e ostinato il primo oggetto su cui si posavano i suoi occhi. Questa solitudine la estenuava, la faceva soffrire, ma le era indispensabile. Quando qualcuno entrava da lei, si alzava in fretta, cambiava posizione ed espressione degli occhi e prendeva in mano un libro o il cucito, attendendo con visibile impazienza che la persona che l'aveva disturbata se ne andasse.   
   Provava sempre l'impressione che da un momento all'altro avrebbe compreso, le sarebbe stato rivelato ciò su cui era fisso, in un interrogativo terribile e sproporzionato alle sue forze, il suo sguardo interiore.   
   Verso la fine di dicembre, magra e pallida, in un abito nero di lana, con la treccia negligentemente legata a crocchia, Nataša sedeva con le gambe rannicchiate in un angolo del divano, spiegazzando e abbandonando nervosamente i capi della cintura con lo sguardo rivolto a un angolo della porta.   
   Guardava là dov'era andato lui, dall'altra parte della vita. E quell'altra parte della vita, cui prima non pensava mai, che prima le sembrava così lontana, inverosimile, le era ora diventata più vicina, più familiare e più comprensibile di questa parte della vita, dove tutto era vuoto e distruzione o sofferenza e offesa.   
   Guardava là dove sapeva che lui era; ma non sapeva vederlo altrimenti

Questo capitolo in: Inglese Francese Tedesco Avanti