brividi della febbre, la principessina Mar'ja la portò in camera sua e la fece adagiare sul suo letto. Nataša si coricò, ma, quando la principessina Mar'ja, abbassati gli stoini, fece per uscire, Nataša la chiamò.
«Non ho voglia di dormire, Marie, resta qui con me.»
«Sei stanca, cerca di dormire.»
«No, no. Perché mi hai portato qui? Chiederà di me.»
«Sta molto meglio. Proprio ora parlava così bene,» disse la principessina Mar'ja.
Nataša era sdraiata sul letto e nella penombra della stanza scrutava in volto la principessina Mar'ja.
«Gli rassomiglia?» pensava Nataša. «Sì, gli rassomiglia e non gli rassomiglia. Ma lei adesso è un essere speciale, estraneo. Mi sembra nuova, sconosciuta. E mi vuole bene. Che cos'ha in cuore? Solo bontà. Ma come? Che cosa pensa? Come mi giudica? Sì, è proprio stupenda.»
«Maša,» le disse, prendendole timidamente la mano. «Maša, tu non devi pensare che io sia cattiva. No, vero? Maša, colombella. Come ti voglio bene! Siamo amiche, vero? Proprio amiche.»
E Nataša abbracciò la principessina Mar'ja tempestandole di baci le mani e il viso. La principessina Mar'ja era imbarazzata e nello stesso tempo felice di questa manifestazione dei sentimenti di Nataša.
Da quel giorno tra la principessina Mar'ja e Nataša si stabilì quell'amicizia tenera e appassionata che generalmente si ha solo tra donne. Si baciavano continuamente, si dicevano parole affettuose e trascorrevano insieme la maggior parte del tempo. Se una si allontanava, l'altra entrava in agitazione e si affrettava a raggiungerla. A tu per tu sentivano di più l'accordo esistente fra loro che non quando erano separate, ognuna sola con se stessa. Fra di loro si era stabilito un