sentimento persino più forte dell'amicizia: il sentimento esclusivo che per loro era possibile vivere solo in presenza l'una dell'altra.
A volte tacevano per ore intere; a volte, già coricate, incominciavano a parlare e parlavano sino al mattino. Per lo più parlavano del passato più remoto. La principessina Mar'ja raccontava della sua infanzia, di sua madre, di suo padre, dei suoi sogni; e Nataša, che prima con tranquilla incomprensione sentiva estranea quella vita di devozione, di mansuetudine, quella poesia dell'abnegazione cristiana, ora, sentendosi legata d'amore alla principessina Mar'ja, provava amore anche per il passato di Mar'ja e comprendeva un aspetto della vita che prima le era incomprensibile. Non pensava di applicare alla propria vita la mansuetudine e l'abnegazione, perché era abituata a cercare altrove la gioia, ma comprendeva e incominciava ad amare in un'altra persona una virtù che prima le riusciva incomprensibile. Anche alla principessina Mar'ja, che ascoltava i racconti di Nataša sulla sua infanzia e sulla sua prima giovinezza, si era rivelato un aspetto della vita prima incomprensibile: la fede nella vita, nei piaceri della vita
Sempre nello stesso modo, esse non parlavano mai di lui per non distruggere con le parole, così pareva loro, un sentimento troppo elevato per essere espresso, ma questo silenzio sul suo conto faceva sì che a poco a poco, inavvertitamente, esse cominciassero a dimenticarlo.
Nataša era dimagrita, si era fatta pallida e fisicamente era così debole, che la sua salute era oggetto della preoccupazione generale, e questo le faceva piacere. Ma talora, inaspettatamente, la assaliva non tanto la paura della morte quanto la paura della malattia, della debolezza, di perdere la bellezza e, involontariamente, certe volte osservava con attenzione il proprio braccio nudo, meravigliandosi della