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   Parolacce e allegre imprecazioni si susseguivano ininterrottamente.   
   «Ma che fate?» si udì all'improvviso la voce dal timbro autoritario di un sergente che accorreva verso quelli che portavano la graticciata. «Qui vicino ci sono i signori ufficiali, nell'isba c'è il generale in persona e voi diavoli, bestemmiatori... Ve la faccio vedere io!» gridò il sergente e sferrò un pugno nella schiena del primo soldato che gli capitò sottomano. «Non potete far piano?»   
   Tutti ammutolirono. Il soldato colpito tossendo prese a pulirsi la faccia che gli si era scorticata a sangue nell'urto contro la graticciata.   
   «Vedi un po', demonio, come picchia! Tutto il muso mi ha fatto insanguinare,» disse a bassa voce timidamente, quando il sergente si fu allontanato.   
   «Perché, non ti è piaciuto?» chiese una voce ilare e i soldati moderando il tono della voce, ripresero a muoversi.   
   Usciti dal villaggio, ripresero a parlare ad alta voce, e a bestemmiare come prima.   
   Nell'isba davanti alla quale erano passati i soldati si erano radunati i massimi gradi dell'esercito che, sorseggiando il tè, conversavano animatamente sulla giornata trascorsa e sulle manovre che si progettavano per il futuro. Si pensava di fare una marcia laterale sulla sinistra, tagliar fuori il viceré e catturarlo.   
   Quando i soldati arrivarono a destinazione con la graticciata, i fuochi delle cucine divampavano già da tutte le parti. La legna crepitava, la neve si scioglieva e nere ombre di soldati andavano avanti e indietro per tutto lo spiazzo di terreno occupato, su cui era stata battuta la neve.   
   Asce e daghe erano ovunque al lavoro. Ogni cosa veniva fatta senza

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