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avesse delle vere scarpe, macché, solo l'apparenza,» disse un soldato, incominciando un nuovo discorso.   
   «Sono sempre i cosacchi che gliele levano. Hanno ripulito un'isba per il colonnello e li hanno portati fuori. Fanno pena a guardarli, ragazzi,» disse il ballerino. «Li hanno spogliati, e ce n'era uno ancora vivo, ci crederesti, che borbottava chissà che cosa nella sua lingua.»   
   «Però è gente pulita, ragazzi,» disse il primo. «Bianca, ecco, bianca come una betulla, e ce n'è di coraggiosi, insomma d'animo nobile.»   
   «E tu che ti credevi? Ne hanno preso da ogni ceto.»   
   «Eppure non sanno dire nulla alla maniera nostra,» disse il ballerino con un sorriso perplesso. «Io gli dico: "Di che re sei?" e quello borbotta alla sua maniera. Che gente stramba!»   
   «Ma questa sì che è curiosa, fratelli miei,» continuò quello che si era stupito della loro pelle bianca, «i contadini delle parti di Možajsk raccontavano che quando si sono messi a portar via i morti, dove c'era stata la battaglia ed era già un mese che stavano lì, erano bianchi come la carta, puliti, e non puzzavano per niente.»   
   «Come si spiegherà? Forse per via del freddo?» domandò uno.   
   «Però che intelligenza! Per via del freddo! Ma se allora faceva caldo! Se fosse stato per il freddo, neanche i nostri si sarebbero putrefatti. E invece, dice, se ti avvicinavi a uno dei nostri, era pieno di vermi e dovevi turarti il naso col fazzoletto e voltare il muso dall'altra parte per portarli via: una cosa impossibile. E quelli invece, bianchi come la carta, non puzzavano proprio per niente.»   
   Tutti tacquero.   
   «Dipenderà da quello che mangiano,» disse il sergente, «roba da signori.»   

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