Nessuno fece obiezioni.
«Diceva quel contadino di Možajsk, dove c'è stata la battaglia, che li hanno prelevati da dieci villaggi, e per venti giorni hanno continuato a portarne via, eppure lì ce n'erano ancora. E i lupi, diceva...»
«Quella sì che è stata una battaglia sul serio,» disse il vecchio soldato. «Ce n'era di cose da raccontare; ma tutto quello che è venuto dopo... solo una tortura per la gente.»
«Proprio così, zio. E infatti l'altro ieri gli siamo andati addosso, ma quelli non si lasciano accostare. Subito a buttar via i fucili e a mettersi in ginocchio. Pardon, dicono. E questo è solo un esempio. Dicono che persino Polione in persona Platov lo abbia preso due volte. Ma non sapeva la parola magica. Lo acchiappa, lo acchiappa, ma quello gli diventa un uccello tra le mani e se ne vola via. E non c'è maniera neanche di ammazzarlo.»
«Sei bravo a raccontar fandonie Kiselëv, ti sto a guardare con gli occhi fuori della testa.»
«Macché fandonie, è la pura verità.»
«Fosse stato per me, l'avrei acchiappato e poi sotterrato. E sopra un palo di pioppo. Troppa gente ha rovinato.»
«In qualche modo la faremo finita. Non andrà più in giro!» disse sbadigliando il vecchio soldato.
La conversazione cessò; i soldati incominciarono a sistemarsi per dormire.
«Guarda quante stelle, una cosa incredibile! Pare quando le donne stendono la tela,» disse un soldato ammirando la via lattea.
«Buon segno, ragazzi, di una buona annata di grano.»
«Ci vorrebbe ancora della legna.»