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   Non era possibile - si sarebbe detto - tenersi più rigidi e impettiti di quando Timochin era stato rimproverato dal comandante del reggimento. Ma ora, che il comandante supremo gli aveva rivolto la parola, s'irrigidì a tal punto da parere che, se Kutuzov avesse insistito ancora a guardarlo, egli non avrebbe potuto resistere. Kutuzov evidentemente aveva capito la sua situazione sicché, per il bene del suo capitano, si affrettò a voltarsi. Sulla faccia grassoccia di Kutuzov, sfigurata da una cicatrice, passò un sorriso appena percettibile.   
   «Ancora un compagno di lzmajl,» disse. «Un valoroso ufficiale! Ne sei soddisfatto?» domandò al comandante del reggimento.   
   E il comandante del reggimento - il quale, riflettendosi come in uno specchio, a lui invisibile, nell'ufficiale degli ussari - sussultò, si fece avanti e rispose:   
   «Molto soddisfatto, eccellenza.»   
   «Tutti abbiamo qualche debole,» disse Kutuzov sorridendo e scostandosi. «Lui aveva il culto di Bacco.»   
   Il comandante del reggimento, temendo che la colpa potesse risalire a lui, non rispose nulla. In quel momento l'ufficiale notò il capitano col naso rosso e con la pancia in dentro, e imitò con tanta verosimiglianza la sua faccia e il suo atteggiamento che Nesvickij non poté frenare uno scoppio di risa. Kutuzov si volse. Si vedeva che l'ufficiale poteva comandare alla propria faccia quel che voleva: nell'istante in cui Kutuzov si era voltato, l'ufficiale era già riuscito ad assumere un'espressione compassata, rispettosa e innocente.   
   La terza compagnia era l'ultima e Kutuzov sostò soprappensiero. Evidentemente ricordava qualcosa. Il principe Andrej uscì dal seguito e disse a bassa voce in francese:   

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