Le truppe francesi diminuivano in modo costante, secondo una progressione matematicamente esatta. Anche quel passaggio della Berezina, sul quale tanto si è scritto, non fu che uno dei gradi intermedi della distruzione dell'esercito francese, e non l'episodio decisivo della campagna. Se da parte francese si è scritto e si scrive tanto sulla Berezina, ciò è accaduto e accade unicamente perché sul ponte crollato della Berezina le sventure, che prima l'esercito francese aveva subito secondo un ritmo regolare, qui si addensarono a un tratto in un solo momento, in un solo spettacolo tragico che rimase impresso nella memoria di tutti. Da parte russa, poi, si è parlato e si è scritto tanto della Berezina solo perché, lontano dal teatro di guerra, a Pietroburgo, era stato redatto un piano (da Pfül) per attirare in una trappola strategica Napoleone sulla Berezina. Tutti erano convinti che ogni cosa si sarebbe svolta come nel piano, e perciò si ostinarono a dire che era stato proprio il passaggio della Berezina a provocare la rovina dei francesi. In sostanza, invece, i risultati del passaggio della Berezina furono molto meno disastrosi per i francesi - quanto a perdita di cannoni e di uomini - che non i combattimenti di Krasnoe, come dimostrano le cifre.
Il passaggio della Berezina è importante solo perché dimostrò con indubbia evidenza la erroneità di tutti i piani elaborati per tagliare la ritirata ai francesi e la giustezza dell'unico modo d'agire possibile, voluto da Kutuzov e da tutte le truppe, che consisteva nell'inseguire semplicemente il nemico. La folla dei francesi fuggiva con una velocità che cresceva costantemente, con tutta l'energia rivolta al raggiungimento della meta. Fuggiva come una belva ferita e non era possibile bloccarle la strada. Questo fu dimostrato non tanto da come fu organizzato il passaggio, quanto dal movimento sui ponti. Quando i ponti furono