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Pietroburgo), tanto più forti esplodevano le passioni dei comandanti russi che si accusavano a vicenda e soprattutto accusavano Kutuzov. Supponendo che l'insuccesso del piano pietroburghese alla Berezina sarebbe ricaduto su Kutuzov, il malcontento e il disprezzo nei suoi confronti e anche l'irrisione venivano espressi in modo sempre più accentuato. L'irrisione e il disprezzo, naturalmente, si manifestavano in una forma rispettosa, in una forma tale che Kutuzov non poteva neanche domandare di che cosa e perché fosse accusato. Con lui non parlavano seriamente, e facendogli rapporto o chiedendo la sua autorizzazione, avevano l'aria di adempiere un triste rito, ma si strizzavano l'occhio dietro le sue spalle e a ogni passo cercavano di ingannarlo.   
   Per tutti questi uomini, proprio perché non potevano capirlo, era pacifico che col vecchio non valeva la pena di parlare, che non avrebbe mai capito tutta la profondità dei loro piani, che avrebbe risposto con le sue solite frasi (a loro sembravano solo frasi vuote) sul ponte d'oro, sul fatto che non si poteva arrivare al confine con una turba di straccioni, e così via. Tutte cose che avevano già sentito da lui. E tutto ciò che Kutuzov diceva: per esempio, che bisognava aspettare i rifornimenti, che gli uomini erano senza stivali, era così semplice, mentre tutto ciò che proponevano loro era talmente complesso e intelligente da rendere indubbio che Kutuzov era stupido e vecchio e loro dei condottieri geniali, defraudati del potere supremo.   
   Quando l'esercito del brillante ammiraglio e eroe di Pietroburgo Wittgenstein si congiunse a quello di Kutuzov, questo stato d'animo e queste calunnie dello stato maggiore raggiunsero la massima intensità. Kutuzov se ne accorgeva e sospirando si limitava a stringersi nelle spalle. Solo una volta dopo la Berezina si arrabbiò e scrisse a Bennigsen,

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