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ai dottori, era afflitto da una febbre biliare. Sebbene i dottori lo curassero, gli estraessero sangue e gli dessero da inghiottire delle medicine, ciò nonostante guarì lo stesso.   
   Tutto quello che gli era accaduto dal momento della liberazione fino alla malattia, non aveva lasciato in lui quasi nessuna traccia. Si ricordò solo di un tempo grigio, cupo, ora piovoso, ora nevoso, e di un'intima angoscia fisica, di dolore alle gambe, a un fianco; si ricordò, in un'impressione generale, delle sventure della gente; si ricordò della fastidiosa curiosità degli ufficiali e dei generali che l'avevano interrogato, del suo arrabattarsi per trovare una carrozza e dei cavalli, e soprattutto, ricordò la sua incapacità di pensare e di sentire di quel periodo. Nel giorno della sua liberazione aveva visto il cadavere di Petja Rostov. Nello stesso giorno aveva saputo che il principe Andrej era vissuto ancora per un mese dopo la battaglia di Borodino e solo da poco era morto a Jaroslavl' in casa dei Rostov. Nello stesso giorno Denisov, che aveva comunicato questa notizia a Pierre, gli aveva anche accennato alla morte di Hélène, pensando che Pierre lo sapesse già. Tutto questo era parso allora a Pierre soltanto strano. Sentiva che non poteva afferrare il significato di tutte queste notizie. Avvertiva solo il bisogno di allontanarsi al più presto da quei posti dove gli uomini si ammazzavano a vicenda e di raggiungere qualche rifugio tranquillo e là riprendersi, riposare e meditare su tutte quelle cose strane e nuove che aveva appreso in quel periodo. Ma una volta a Orël si era ammalato. Una volta ripresosi, vide intorno al letto i suoi due domestici, Terentij e Vas'ka, giunti da Mosca, e la vecchia principessina che vivendo a Elec, in una tenuta di Pierre, appena saputo della sua liberazione e della malattia, era venuta ad assisterlo.   

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