Il reggimento si divise in compagnie e si avviò verso gli alloggiamenti assegnati, non lontano da Braunau, dove sperava di potersi calzare, rivestire e riposare dopo le dure tappe.
«Voi mi tenete il broncio, Prochor Ignat'eviè?» disse il comandante del reggimento fiancheggiando la terza compagnia che si recava al suo acquartieramento e avvicinandosi al capitano Timochin, che camminava in testa. Dopo l'ispezione felicemente conclusa la faccia del comandante del reggimento esprimeva una gioia incontenibile. «È il servizio militare... non si può... certe volte in questi frangenti si esagera... Sono il primo a scusarmi, voi mi conoscete... Vi ha molto elogiato!» e porse la mano al capitano.
«Ve ne prego, generale; potrei mai avere tanto ardire!» rispose il capitano arrossendo sul naso, sorridendo e rivelando nel sorriso la mancanza di due denti anteriori, spezzati da un colpo di calcio di fucile sotto le mura di lzmajl.
«E al signor Dolochov riferite che stia tranquillo, non mi dimenticherò di lui. Ma a proposito, ditemi, per favore - ve lo volevo sempre chiedere - come va? Come si comporta? Ditemi tutto...»
«In servizio è molto corretto, eccellente... ma il carattere...» disse Timochin.
«Com'è il carattere?» domandò il comandante del reggimento.
«Va a giornate, eccellenza,» disse il capitano. «A volte è sveglio, ubbidiente, tranquillo. A volte è come una bestia. Pensate che in Polonia per poco non ammazzava un ebreo...»
«Sì, sì,» disse il comandante del reggimento, «ma bisogna sempre compatire un giovane nella sventura. Ha molte relazioni importanti... Sicché voi, insomma...»