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neanche di sognare. Mar'ja Abramovna mi ha invitato a casa sua e mi ha raccontato che cosa mi era successo o doveva essermi successo. Anche Stepan Stepanyè mi ha insegnato che cosa dovevo raccontare. In genere ho notato che è molto comodo essere una persona interessante (perché ora io sono una persona interessante): mi invitano e mi raccontano loro...»   
   Nataša sorrise e fece per dire qualcosa.   
   «A noi hanno raccontato,» la prevenne la principessina Mar'ja, «che a Mosca avete perduto due milioni. È vero?»   
   «Ma se sono diventato tre volte più ricco,» disse Pierre.   
   Sebbene i debiti della moglie e i restauri avessero mutato la sua situazione economica, Pierre continuava a raccontare che era diventato tre volte più ricco.   
   «Quello che senza dubbio ho guadagnato,» disse, «è la libertà...» Aveva preso un tono serio, ma poi vi rinunciò accorgendosi che era un argomento di conversazione troppo egoistico.   
   «Ma ricostruite le case?»   
   «Sì, è Savel'iè che lo ordina!»   
   «Ditemi, non sapevate ancora della morte della contessa quando siete rimasto a Mosca?» disse la principessina Mar'ja e subito si fece rossa, accorgendosi che facendo questa domanda subito dopo le parole di Pierre sulla sua libertà, attribuiva a quelle parole un significato che forse non avevano.   
   «No,» disse Pierre, evidentemente non trovando nulla d'imbarazzante nell'interpretazione che la principessina Mar'ja aveva dato a quella sua allusione alla libertà. «L'ho saputo solo a Orël e non potete immaginarvi come la notizia mi abbia colpito. Non eravamo dei coniugi esemplari,» disse rapidamente lanciando uno sguardo a Nataša e notando sul suo volto

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