la curiosità di sapere come avrebbe parlato della moglie. «Eppure questa morte mi ha terribilmente colpito. Quando due persone litigano, la colpa è sempre di tutti e due. Ma la propria colpa diventa di colpo molto pesante da sopportare davanti a una persona che non c'è più. E poi, una morte simile... senza amici, senza alcun conforto. Ne ho tanta, tanta compassione...» concluse e notò con piacere una gioiosa approvazione sul viso di Nataša.
«Sì, eccovi di nuovo scapolo e da ammogliare,» disse la principessina Mar'ja.
Pierre di colpo si fece di porpora e per qualche tempo cercò di non guardare Nataša. Quando si decise a lanciarle un'occhiata, il volto di lei era freddo, severo e persino sprezzante. Almeno così gli parve.
«Ma è vero che avete visto Napoleone e gli avete parlato, come ci è stato detto?» chiese la principessina Mar'ja.
Pierre scoppiò a ridere.
«Neanche una volta, mai. Tutti pensano che esser fatti prigionieri voglia dire essere ospiti di Napoleone. Non solo non l'ho visto, ma non ne ho neanche sentito parlare. Ero in una compagnia molto peggiore.»
La cena stava terminando e Pierre, che da principio si era rifiutato di parlare della sua prigionia, a poco a poco si lasciò trascinare in quel racconto.
«Ma è vero che siete rimasto a Mosca per uccidere Napoleone?» gli domandò Nataša con un lieve sorriso. «Io allora l'avevo indovinato, quando vi incontrammo vicino alla torre di Sucharëv, vi ricordate?»
Pierre ammise che era vero e da quella domanda a poco a poco guidato dalle domande della principessina Mar'ja e specialmente di Nataša, si lasciò trascinare a un racconto particolareggiato delle sue avventure.