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   Da principio raccontò con quell'atteggiamento ironico e mite che aveva ora verso tutti e soprattutto verso se stesso, ma poi, quando arrivò al racconto degli orrori e delle sofferenze cui aveva assistito, senza accorgersene si appassionò e prese a parlare con l'emozione contenuta di un uomo che rivive nel ricordo forti impressioni.   
   La principessina Mar'ja guardava con un mite sorriso ora Pierre, ora Nataša. In tutto quel racconto vedeva soltanto Pierre e la sua bontà. Nataša, col viso appoggiato a una mano, con un'espressione che continuamente mutava insieme col racconto, seguiva Pierre con un'attenzione imperterrita, rivivendo insieme con lui tutto ciò che raccontava. Non solo il suo sguardo, ma le esclamazioni e le brevi domande che gli faceva dimostravano a Pierre che di quanto egli raccontava, Nataša capiva proprio ciò che lui voleva comunicare. Si vedeva che lei capiva non solo quanto sentiva raccontare, ma anche ciò che egli avrebbe voluto raccontare, ma non riusciva a esprimere a parole. L'episodio con la bambina e la donna, per la cui difesa era stato catturato, Pierre lo raccontò così:   
   «Era uno spettacolo spaventoso, bambini abbandonati, alcuni in mezzo alle fiamme... Hanno tirato fuori un bambino sotto i miei occhi... Donne a cui portavano via la roba di dosso, strappavano gli orecchini...»   
   Pierre arrossì e si confuse. «A questo punto arrivò una pattuglia che portò via tutti quelli che non saccheggiavano, tutti gli uomini. Anche me.»   
   «Voi certamente non raccontate tutto; di certo avete fatto qualcosa...» disse Nataša e tacque un momento «di buono.»   
   Pierre andò avanti nel racconto. Quando arrivò alle esecuzioni, avrebbe voluto tralasciare i particolari più atroci, ma Nataša volle che non

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