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   «E quell'altro, l'austriaco che era con lui, pareva spalmato di gesso. Bianco come la farina! Pensa a come devono lustrarsi le divise!»   
   «Allora, Fedešou!... Non ha detto per caso quando cominceranno le operazioni? Tu eri più vicino, no? Hanno sempre detto che a Brunov c'è Buonaparte in persona.»   
   «Buonaparte qui? Senti che razza di frottole. Ma se non sai niente! Adesso è il prussiano che si ribella, e così ora l'austriaco deve metterlo a posto. Quando si sarà piegato, allora sì che comincerà la guerra con Buonaparte. E poi ti vengono a raccontare che Buonaparte è a Brunov! Si vede subito che sono degli idioti. E tu che li stai a sentire!»   
   «Accidenti a quei furieri! Guarda, la quinta compagnia svolta già nel villaggio, quelli staranno già cuocendosi la kaša e noi non saremo ancora arrivati.»   
   «Dammi, qua una galletta, demonio.»   
   «E ieri, il tabacco, me l'hai dato? Occhio per occhio, fratello. Su, prendi, e che Dio ti benedica.»   
   «Se almeno si facesse un bivacco! Se no dovremo macinare altre cinque miglia senza mandar giù un boccone.»   
   «Non potevano darci delle carrozze, i tedeschi!? In carrozza si sta comodi!»   
   «Qui, caro mio, son tutti diavoli. Prima almeno erano polacchi, tutti sudditi della corona russa; mentre ora, fratello, hanno cominciato a esser tutti tedeschi.»   
   «I cantori in testa!» si udì il grido del capitano.   
   Uscendo da varie file, una ventina di uomini corse davanti alla compagnia. Il tamburino che fungeva da direttore del coro si girò di fronte ai cantori, fece un segno con la mano e attaccò una lunga canzone

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