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nella storia opinioni assolutamente opposte su ciò che è stato un male e ciò che è stato un bene: gli uni ascrivono a merito di Alessandro la Costituzione data alla Polonia e la Santa Alleanza, altri invece a demerito.   
   Dell'attività di Alessandro e di Napoleone non si può dire se sia stata utile o dannosa, giacché noi non possiamo dire in rapporto a che cosa sia stata utile o dannosa. Se questa attività dispiace a qualcuno, ciò deriva solo dal fatto che non coincide con la sua limitata concezione di quel che sia il bene. Che a me appaia come un bene la conservazione della casa di mio padre nel 1812 a Mosca, o la gloria dell'esercito russo o il fiorire dell'università di Pietroburgo o di altre università, o la libertà della Polonia, o la potenza della Russia, o l'equilibrio europeo, o un certo tipo di civiltà e progresso europei, devo tuttavia riconoscere che le azioni di ogni personaggio storico, oltre a questi scopi, ne hanno anche altri più generali e per me inaccessibili.   
   Ma supponiamo che la cosiddetta scienza abbia la capacità di conciliare tutte le contraddizioni e abbia per gli avvenimenti e i personaggi storici una misura immutabile del bene e del male.   
   Supponiamo che Alessandro avesse potuto agire in modo completamente diverso. Supponiamo che, secondo le affermazioni di coloro che lo accusano, di coloro che professano di conoscere il fine ultimo verso cui muove il genere umano, avesse potuto dare disposizioni secondo quel programma di nazionalità, di libertà, di uguaglianza e di progresso (un altro programma, a quanto pare, non c'è) che gli avrebbero proposto gli attuali accusatori. Supponiamo che questo programma fosse possibile e attuabile e che Alessandro avesse agito in base ad esso. Che cosa ne sarebbe stato allora dell'attività di tutte quelle persone che si

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