camminando in modo particolarmente brioso e aggraziato al ritmo della canzone e guardava in faccia i sopravenienti con tale espressione da sembrare che compatisse tutti quelli che in quel momento non marciavano insieme con la compagnia. La cornetta degli ussari del seguito di Kutuzov, che aveva fatto il verso al comandante del reggimento, si staccò dalla carrozza e si avvicinò a cavallo a Dolochov.
La cornetta degli ussari Žerkov, un tempo, a Pietroburgo, aveva fatto parte della turbolenta accolita di scapestrati capeggiata da Dolochov. All'estero Žerkov aveva ritrovato Dolochov in uniforme di soldato semplice, ma non aveva creduto necessario di doverlo riconoscere. Adesso, dopo il colloquio tra Kutuzov e il degradato, si rivolse a lui con la gioia d'un vecchio amico.
«Caro amico, come stai?» disse fra le note della canzone, mettendo il suo cavallo al passo con la compagnia.
«Come sto?» rispose freddamente Dolochov. «Lo vedi, come sto.»
La briosa canzone conferiva un particolare significato al tono di disinvolta allegria di Žerkov, e a quello volutamente freddo delle risposte di Dolochov.
«Be', come te la passi con i superiori?» domandò Žerkov.
«Niente male, è brava gente. E tu, come hai fatto a intrufolarti nello stato maggiore?»
«Mi ci hanno assegnato, faccio il mio turno.»
Tacquero.
«Liberò il falco, e dalla man destra...» diceva la canzone, suscitando un sentimento di baldanza e d'allegria. Il loro colloquio probabilmente sarebbe stato un altro, se non avessero parlato al suono della canzone.
«Allora, è vero che gli austriaci sono stati battuti?» domandò