madre in modo che non si accorgesse della loro povertà. La contessa non poteva capire come fosse possibile vivere senza quelle condizioni di lusso che le erano abituali sin dall'infanzia e senza rendersi conto delle difficoltà che creava al figlio, pretendeva ora la carrozza, che essi non avevano, per mandare a prendere una conoscente, ora dei cibi costosi per sé o del vino per il figlio, ora del denaro per fare una sorpresa a Nataša, a Sonja o allo stesso Nikolaj.
Sonja si occupava dell'andamento della casa, faceva compagnia alla zia, leggeva per lei ad alta voce, sopportava i suoi capricci e la sua malcelata insofferenza e aiutava Nikolaj a nascondere alla vecchia contessa la situazione di indigenza in cui versavano. Nikolaj sentiva nei riguardi di Sonja un debito di riconoscenza che non avrebbe mai potuto pagare, per quello che faceva per sua madre, ammirava la sua pazienza e la sua devozione, ma cercava di tenersela lontana.
Era come se in cuor suo la rimproverasse di essere troppo perfetta e di non offrir motivo di rimproveri. Sonja aveva tutte quelle qualità che fanno stimare una persona, ma poco di quelle che ti inducono ad amarla. Ed egli sentiva che quanto più la stimava, tanto meno l'amava. L'aveva presa in parola quando in quella lettera gli aveva restituito la libertà e ora si comportava con lei come se tutto ciò che c'era stato tra di loro fosse da tempo dimenticato e non potesse mai più ripetersi.
La situazione di Nikolaj peggiorava sempre di più. L'idea di poter fare dei risparmi sullo stipendio si era dimostrata un'illusione. Non solo non metteva niente da parte, ma per soddisfare le esigenze della madre, faceva dei piccoli debiti. Non intravvedeva nessuna via d'uscita dalla sua situazione. L'idea, suggeritagli dai parenti, di un matrimonio con una ricca ereditiera gli riusciva odiosa. L'altra via d'uscita da quella