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   «Tu devi andartene, andartene subito, se ti accorgi di non riuscire a trattenerti,» diceva con tristezza la contessa Mar'ja, cercando di consolare il marito.   
   Nell'ambiente della nobiltà del governatorato, Nikolaj era stimato, ma non amato. Degli interessi della nobiltà non si curava minimamente. E per questo certuni lo ritenevano un orgoglioso, altri un uomo ottuso. D'estate, dalle semine di primavera fino al raccolto, tutto il suo tempo era impegnato nelle occupazioni agricole. In autunno, con la stessa serietà con cui si occupava dell'azienda, si dedicava alla caccia e se ne stava in giro per un mese o due con i suoi amici cacciatori. D'inverno visitava gli altri villaggi e si dava alla lettura. Leggeva soprattutto libri di storia, che ogni anno si faceva mandare per una data somma. Si era così formato una biblioteca seria, come lui diceva, e si era imposto di leggere tutti i libri che acquistava. Con aria grave e assorta si chiudeva nel suo studio per impegnarsi in queste letture che dapprima si era imposto come un dovere, ma che gradualmente diventarono un'occupazione abituale che gli procurava un piacere tutto particolare e la consapevolezza di occuparsi di cose serie. Fatta eccezione per i viaggi d'affari, d'inverno passava la maggior parte del tempo in casa, dedicandosi alla famiglia e intervenendo nei rapporti più minuti tra madre e figli. Il rapporto con sua moglie si faceva ogni giorno più intenso, e ogni giorno scopriva in lei nuovi tesori spirituali.   
   Sonja, da quando Nikolaj si era sposato, viveva in casa loro. Ancora prima del matrimonio, accusando se stesso e elogiando lei, Nikolaj aveva raccontato alla moglie tutto ciò che c'era stato tra lui e Sonja. Aveva pregato la principessina Mar'ja di essere affettuosa e buona con sua cugina. La contessa Mar'ja si rendeva conto della colpa di suo marito; si

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