sentiva anche lei colpevole di fronte a Sonja; pensava che il suo patrimonio poteva aver influito sulla scelta di Nikolaj, non aveva nulla da rimproverare a Sonja, desiderava volerle bene, ma non solo non le voleva bene, ma spesso avvertiva in sé dei sentimenti cattivi nei suoi confronti e non era capace di superarli.
Un giorno si mise a parlare con la sua amica Nataša di Sonja e di quanto fosse ingiusta nei suoi confronti.
«Sai che ti dico?» disse Nataša, «tu hai letto tanto il Vangelo e proprio lì c'è un passo che riguarda Sonja.»
«Quale?» domandò stupita la contessa Mar'ja.
«A chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto,»
Ricordi? Sonja è di quelli che non hanno. Perché? Non ti so dire. Forse perché manca di egoismo, non so, ma è di quelli a cui viene tolto, e appunto tutto le è stato tolto. Certe volte mi fa profondamente pena; un tempo desideravo molto che Nikolaj la sposasse; ma ho sempre avuto come un presentimento che questo non sarebbe successo. È un fiore sterile; sai, come quelli delle fragole. Certe volte mi fa compassione, ma a volte penso che non soffra del suo stato come ne soffriremmo noi.»
E sebbene la contessa Mar'ja avesse spiegato a Nataša che quelle parole del Vangelo si dovevano intendere in un altro modo, tuttavia, guardando Sonja, doveva convenire con la spiegazione data da Nataša. Effettivamente pareva che Sonja non fosse amareggiata della sua situazione e che si fosse completamente rassegnata al suo destino di fiore sterile. Sembrava avesse care non tanto le singole persone quanto la famiglia nel suo complesso. Come una gatta, si era affezionata non alle persone, ma alla casa. Assisteva la vecchia contessa, vezzeggiava e viziava ì bambini, era sempre pronta a sbrigare quei piccoli servigi ai quali era portata, ma tutto