lei ad aver ragione,» disse la contessa Mar'ja, sorridendo felice.
«Sì, sì!»
E Nikolaj, presa col suo forte braccio la figlia, la sollevò in alto, se la mise sulle spalle, tenendola per le gambette, e si mise a girare con lei per la stanza. Sia il padre che la figlia avevano la stessa faccia spensieratamente felice.
«Ma sai, forse sei ingiusto. Vuoi troppo bene a questa,» bisbigliò in francese la contessa Mar'ja.
«È vero, ma che posso farci?... Cerco di non farlo vedere...»
In quel momento dal vestibolo e dall'anticamera si sentì un rumore di porte e di passi che facevano pensare a un arrivo improvviso.
«È arrivato qualcuno.»
«Sono sicura che è Pierre. Vado ad informarmi,» disse la contessa Mar'ja e uscì dalla stanza.
In sua assenza Nikolaj si permise di portare al galoppo la bambina intorno alla stanza. Poi, ansante, mise rapidamente giù la bambina che rideva e se la strinse al petto. I suoi salti gli avevano ricordato il ballo e ora, guardando il rotondo, felice visetto infantile, pensava a come sarebbe stata quando lui, ormai anziano, avrebbe cominciato a portarla in società, e così come il suo povero padre ballava ballava con la figlia il Danilo Cooper, così lui avrebbe ballato con lei una mazurca.
«È lui, è lui, Nicolas!» disse pochi minuti dopo la contessa Mar'ja rientrando nella stanza. «Adesso la nostra Nataša sembra rinata. Dovevi vedere il suo entusiasmo e quante ne ha dovute sentire Pierre perché ha tardato tanto a tornare. Sù, andiamo, presto, andiamo! Dividetevi una buona volta,» disse guardando con un sorriso la bambina che si stringeva al padre.