completamente a lei, alla casa; e ai figli, che bisognava portare nel ventre, partorire, allattare ed educare.
E quanto più non con l'intelligenza ma con tutto il suo essere penetrava nell'oggetto che la occupava, tanto più questo oggetto si dilatava e tanto più deboli e insignificanti le apparivano le sue stesse forze, per cui le concentrava tutte sempre in quella direzione, e ciò nonostante non riusciva a fare tutto quello che le pareva necessario.
Anche allora, esattamente come oggi, si discuteva e ragionava sui diritti delle donne, sui rapporti fra i coniugi, sulla loro libertà e sui loro diritti, anche se allora non si chiamavano ancora questioni; ma erano problemi che non solo non interessavano Nataša, ma le riuscivano anche incomprensibili.
Anche allora, come oggi, tali questioni esistevano soltanto per quelle persone che nel matrimonio vedono unicamente il piacere che i coniugi si danno l'un l'altro e non tutto il suo significato che sta nella famiglia.
Le discussioni di un tempo e le odierne questioni, analoghe a quelle sul modo di ricavare il maggior piacere possibile da un pranzo, allora non esistevano, come non esistono neanche oggi per le persone per le quali lo scopo di un pranzo è nel nutrirsi e lo scopo del matrimonio è nella famiglia.
Se lo scopo del pranzo è il nutrimento del corpo, chi mangia in una volta sola due pranzi ne avrà forse un maggior piacere, ma non raggiungerà lo scopo, perché lo stomaco non digerisce due pranzi.
Se lo scopo del matrimonio è la famiglia, chi vorrà avere molte mogli o molti mariti, ne ritrarrà forse molto piacere, ma in nessun caso riuscirà ad avere una famiglia.
Tutta la questione, se lo scopo del pranzo sia il nutrimento e lo scopo