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   Nataša, dopo che ebbe letto questa lettera (come tutte le altre che riceveva suo marito), nonostante che l'assenza del marito le riuscisse particolarmente penosa, fu la prima a proporgli di partire per Pietroburgo. A tutto ciň che era attivitŕ intellettuale e teorica del marito, Nataša, pur senza capirvi nulla, attribuiva un'enorme importanza; ed era costantemente allarmata all'idea di essere di intralcio a questo tipo di attivitŕ del marito. Allo sguardo timido e interrogativo rivoltole da Pierre dopo la lettura della lettera, rispose pregandolo di partire, ma di fissare con precisione la data del ritorno. E gli era stata concessa una licenza di quattro settimane.   
   Da quando, da due settimane, era scaduto il termine della licenza, Nataša era continuamente in uno stato di agitazione, di timore e di irritazione.   
   Denisov, generale a riposo, scontento della sua condizione attuale, arrivato lě nelle ultime due settimane, guardava Nataša con stupore e tristezza, come si guarda un ritratto privo di ogni rassomiglianza di una persona un tempo amata. Sguardi melanconici e annoiati, risposte a vanvera, e conversazioni concentrate solo sulla stanza dei bambini erano tutto ciň che vedeva e ascoltava dalla fata di una volta.   
   Per tutto quel periodo Nataša si mostrň triste e irritata, in modo particolare quando la madre, il fratello, Sonja e la contessa Mar'ja, cercando di consolarla, tentavano di giustificare Pierre e di immaginare le cause del suo ritardo.   
   «Tutte sciocchezze, stupidaggini belle e buone,» diceva Nataša, «le sue elocubrazioni che non portano a nulla, e tutte quelle balorde societŕ,» diceva, parlando di quelle stesse cose, nella cui importanza credeva fermamente.   

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