allegro e contento. Avrebbe voluto sorridere, ma non osava neanche pensarci. Fece una faccia mesta e spaventata e chinò il capo.
«Non ho potuto, quant'è vero Dio. Ma che cos'ha Petja?»
«Più niente adesso, andiamo. Come fai a non vergognarti? Se avessi potuto vedere com'ero ridotta senza di te, come mi sono tormentata...»
«Ma stai bene?»
«Andiamo, andiamo,» disse lei senza lasciargli la mano. E si diressero nelle loro stanze.
Quando Nikolaj e la moglie andarono a salutare Pierre, lo trovarono nella stanza dei bambini: sull'enorme palmo della mano destra teneva il lattante che si era svegliato e lo stava ninnando. Sulla faccina larga, con la bocca spalancata e senza denti, era impresso un sorriso beato. La burrasca era passata da un pezzo e un sole fulgido e giocondo splendeva sul viso di Nataša che guardava intenerita il marito e il figlio.
«E avete parlato per bene di tutto col principe Fëdor?» chiese Nataša.
«Sì, perfettamente.»
«Vedi, la regge (Nataša alludeva alla testa). «Ma come mi ha fatto spaventare!... E la principessina l'hai vista? È vero che è innamorata di quel...»
«Ma sì, immaginati un po'...»
In quel momento entrò Nikolaj con la contessa Mar'ja. Sempre tenendo il bambino Pierre si chinò a baciarli e rispose alle loro domande. Ma era evidente che nonostante le molte cose importanti che avevano da dirsi, il bambino con la cuffietta e la testa dondolante assorbiva tutta l'attenzione di Pierre.
«Com'è carino!» disse la contessa Mar'ja guardando il bimbo e vezzeggiandolo. «Ecco una cosa Nicolas che non capisco,» si rivolse al