commissione per sé e gliene dava per gli altri solo quando lui stesso si offriva, ora provava un piacere infantile e imprevisto in quell'acquisto di regali per tutta la casa e non dimenticava mai nulla. Se si meritava i rimproveri di Nataša, era solo perché aveva acquistato cose in più e troppo care. A tutti i suoi difetti, difetti secondo l'opinione dei più (la sciatteria, la trasandatezza), qualità secondo l'opinione di Pierre, Nataša aggiungeva anche l'avarizia.
Da quando Pierre aveva incominciato a vivere in una grande casa, in una famiglia che richiedeva grandi spese, con sua meraviglia aveva notato che spendeva due volte meno di prima e che la sua situazione economica, negli ultimi tempi non felice (soprattutto per via dei debiti della prima moglie) si era andata riassestando.
La vita era meno dispendiosa perché era ormai una vita legata; Pierre non aveva più, né desiderava più avere, quel lusso che è il più costoso, che consiste in un genere di vita che si può cambiare in ogni momento. Sentiva che il suo modo di vivere era ormai determinato una volta per sempre, fino alla morte, che cambiarlo non era in suo potere, e perciò quel modo di vivere era meno costoso.
Pierre allegro e sorridente sbandierava i propri acquisti.
«Guarda che roba!» diceva srotolando come un negoziante un pezzo di stoffa.
Nataša sedeva di fronte a lui tenendo sulle ginocchia la figlia maggiore, spostando rapidamente lo sguardo splendente dal marito agli oggetti che le mostrava.
«È per la Belova? È magnifico.» E ne tastò la qualità. «Avrai speso un rublo, no?»
Pierre disse il prezzo.