generale nell'esercito, il principe Andrej, né più né meno come nella buona società di Pietroburgo, godeva di due reputazioni diametralmente opposte. Gli uni, una minoranza, riconoscevano nel principe Andrej un uomo affatto diverso da loro stessi e da tutti gli altri. Si attendevano da lui grandi successi, lo ascoltavano, lo ammiravano e lo imitavano; e dal canto suo il principe Andrej si mostrava con costoro cordiale e semplice nel tratto. Gli altri, la maggioranza, non amavano il principe Andrej; lo giudicavano presuntuoso, freddo e antipatico. Ma con queste persone il principe Andrej aveva saputo fare in modo da essere egualmente stimato e temuto.
Uscito dal gabinetto di Kutuzov ed entrato nella sala di ricevimento, il principe Andrej col fascio delle carte in mano si avvicinò al suo collega, l'aiutante di servizio Kozlovskij, che sedeva con un libro accanto alla finestra.
«Ebbene, che c'è, principe?» domandò Kozlovskij.
«C'è l'ordine di stendere un promemoria sui motivi per cui non si va avanti.»
«E quali sono questi motivi?»
Il principe Andrej si strinse nelle spalle.
«Non ci sono notizie da parte di Mack?» domandò Kozlovskij.
«No.»
«Se fosse vero che è stato sconfitto, la notizia sarebbe arrivata.»
«È probabile,» disse il principe Andrej, e si diresse verso la porta d'uscita; ma in quello stesso momento entrò rapidamente sbattendo la porta e gli venne incontro un alto generale austriaco in finanziera, evidentemente appena arrivato, con la testa bendata da un fazzoletto nero e l'ordine di Maria Teresa al collo. Il principe Andrej si arrestò.