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   A cena la conversazione non riguardò più la politica e le società segrete, ma, grazie a Denisov, si concentrò su un argomento gradito a Nikolaj, i ricordi del 1812, nel quale Pierre era particolarmente simpatico e divertente. E i parenti si congedarono in modo molto cordiale.   
   Quando, dopo cena, Nikolaj, dopo essersi spogliato nello studio e aver impartito gli ordini al fattore in attesa, si recò in vestaglia in camera da letto, trovò la moglie ancora seduta alla scrivania intenta a scrivere qualcosa.   
   «Che cosa scrivi, Marie?» domandò Nikolaj.   
   La contessa Mar'ja arrossì. Aveva paura che ciò che stava scrivendo non fosse capito e approvato dal marito. Avrebbe desiderato nascondergli ciò che aveva scritto, ma nello stesso tempo era contenta che l'avesse sorpresa e di doverglielo dire.   
   «È un diario, Nicolas,» disse porgendogli un quaderno azzurro, tutto coperto della sua scrittura grande e ferma.   
   «Un diario?...» disse Nikolaj con una sfumatura d'ironia e prese in mano il quaderno.   
   Vi si trovava scritto in francese:   
   «4 dicembre. Oggi Andrjuša (il figlio maggiore), una volta sveglio, non voleva vestirsi e M.lle Louise mi ha mandata a chiamare. Faceva i capricci e si intestardiva. Ho provato a minacciarlo, ma si è arrabbiato ancora di più. Allora mi sono incaricata io della cosa, l'ho lasciato stare e con la njanja mi sono messa a vestire gli altri bambini e a lui ho detto soltanto che non gli volevo bene. È rimasto zitto a lungo come meravigliato; poi, con la sola camicia addosso; è corso verso di me e si è messo a

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