Otradnoe. «Ancora dieci annetti di vita e lascerò ai figlioli... un'ottima posizione.»
La contessa Mar'ja ascoltava il marito e capiva tutto quello che le diceva. Sapeva che quando pensava così ad alta voce a volte si interrompeva per chiederle che cosa avesse detto e si arrabbiava se si accorgeva che stava pensando ad altro. Ma le costava non poco seguirlo perché ciò che diceva non la interessava minimamente. Lo guardava e non è che pensasse ad altro, ma sentiva qualcos'altro dentro di sé. Sentiva un amore devoto e tenero per quell'uomo che non avrebbe mai capito tante cose che lei capiva, ed era come se per questo lo amasse ancora di più, con una sfumatura di appassionata tenerezza. Oltre a questo sentimento che la prendeva tutta e le impediva di seguire nei particolari i progetti del marito, meditava su cose che non avevano nulla da spartire con quanto lui diceva. Pensava al nipote (il racconto del marito sulla sua emozione durante i discorsi di Pierre l'aveva molto colpita) e le apparivano i vari aspetti del carattere affettuoso e sensibile del ragazzo; e, pensando al nipote, pensava anche ai figli. Non faceva confronti tra il nipote e loro, ma fra i propri sentimenti verso di lui e verso i figli, e scopriva con tristezza che nel suo sentimento verso Nikolen'ka qualche cosa mancava.
A volte le capitava di pensare che questa differenza derivasse dall'età, ma si sentiva in colpa di fronte a lui e si riprometteva di correggersi e di fare l'impossibile, cioè di amare in questa vita suo marito, e i figli, e Nikolen'ka, e tutti i familiari così come Cristo aveva amato il genere umano. L'anima della contessa Mar'ja tendeva sempre all'infinito, all'eterno e alla perfezione e perciò non poteva mai trovar requie. Sul suo viso era ora affiorata la severa espressione di un'alta e recondita sofferenza dell'anima angustiata dal peso del corpo. Nikolaj la