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perfettamente tra di loro.   
   Come nel sogno tutto è irreale, assurdo e contraddittorio fuorché il sentimento che guida il sogno, così anche nel loro modo di comunicare, contrario a tutte le leggi del ragionamento, non erano le frasi ad essere chiare e coerenti ma il sentimento che le guidava.   
   Nataša parlava a Pierre della vita quotidiana di suo fratello, di come soffriva - non era un vivere il suo - quando il marito non c'era, del bene sempre maggiore che voleva a Marie, la quale Marie le era superiore sotto tutti i punti di vista. Dicendo questo, Nataša riconosceva sinceramente la superiorità di Marie, ma nello stesso tempo, dicendolo, esigeva da Pierre che egli comunque la preferisse a Marie e a tutte le altre donne e che glielo ripetesse di nuovo, soprattutto dopo che aveva visto tante donne a Pietroburgo.   
   Rispondendo alle parole di Nataša, Pierre le raccontò come gli fosse risultato insopportabile a Pietroburgo intrattenersi nei ricevimenti e nei pranzi con le signore.   
   «Ho completamente disimparato a parlare con le signore,» le disse, «è una tal noia! Soprattutto ero così occupato.»   
   Nataša lo guardò attentamente e riprese a dire:   
   «Marie è un vero tesoro! Come sa capire i bambini! È come se la loro anima non avesse misteri per lei. Ieri, per esempio, Miten'ka si era messo a fare i capricci...»   
   «Ah, come assomiglia a suo padre,» la interruppe Pierre.   
   Nataša capì perché avesse fatto quest'osservazione sulla somiglianza tra il bambino e Nikolaj: a Pierre pesava il ricordo della disputa con il cognato e desiderava conoscere l'opinione della moglie a questo proposito.   

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