adesso. Se soltanto tu non partissi! Ti ricordi come si litigava? E la colpa era sempre mia. Sempre mia. Ma perché si litigasse non lo ricordo più.»
«Sempre per la stessa cosa,» disse Pierre sorridendo, «per la gelo...»
«Non dirlo, non posso sopportarlo!» esclamò Nataša. E nei suoi occhi balenò una luce fredda e cattiva. «L'hai vista?» soggiunse dopo una pausa.
«No, ma anche se l'avessi vista, non l'avrei riconosciuta.»
Tacquero.
«Ah, sai, mentre parlavi nello studio, io ti guardavo,» passò a dire Nataša, col chiaro intento di scacciar via la nube sopraggiunta. «Sì, tu e il ragazzo (chiamava così il figlio) vi somigliate come due gocce d'acqua. Ah, è ora che vada da lui... Sento il latte... Ma mi dispiace andarmene.»
Tacquero per alcuni secondi. Poi tutto ad un tratto si voltarono nello stesso momento uno verso l'altro e ripresero a parlare; Pierre con soddisfazione e trasporto, Nataša con un calmo, felice sorriso. Tutti e due allora si interruppero, cedendosi reciprocamente la parola.
«No, che cosa dicevi? Parla, parla.»
«No, parla tu, le mie erano solo sciocchezze,» disse Nataša.
Pierre finì di dire ciò che aveva cominciato a dire. Era la continuazione delle sue compiaciute osservazioni sul successo ottenuto a Pietroburgo. In quel momento gli sembrava di essere destinato a imprimere una nuova svolta a tutta la società russa e a tutto il mondo.
«Volevo solo dire che tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre molto semplici. La mia idea consiste tutta in questo, che se gli uomini corrotti sono collegati tra loro e costituiscono una forza, bisogna che gli uomini onesti facciano la stessa cosa. Vedi come è semplice!»