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   «Siete stati voi a fare questo?» aveva detto, indicando le stecche di ceralacca e le penne rotte. «Io vi volevo bene, ma Arakèeev me lo ha ordinato e io ucciderò il primo che farà un passo avanti.»   
   Nikolen'ka si era voltato a guardare Pierre, ma Pierre non c'era più. Al suo posto c'era suo padre, il principe Andrej, e suo padre non aveva un volto né una forma, ma era lì, e vedendolo, Nikolen'ka aveva sentito tutto il languore dell'amore: si era sentito svuotato di ogni forza, senza ossa e come fluido. Il padre lo accarezzava e lo compativa. Ma lo zio Nikolaj Il'iè si faceva sempre più vicino. Il terrore si era impadronito di Nikolen'ka ed egli si era svegliato.   
   «Mio padre,» pensava. «Mio padre (sebbene in casa ci fossero due ritratti molto somiglianti, Nikolen'ka non si raffigurava mai il principe Andrej in sembianze umane), mio padre era con me e mi accarezzava. Egli mi approvava, approvava lo zio Pierre. Qualunque cosa lo zio dica, io la farò. Muzio Scevola si è bruciata la mano. E perché nella mia vita non potrebbe accadere la stessa cosa? Lo so, loro vogliono che io studi. E io studierò. Ma un giorno smetterò e allora passerò all'azione. Di una cosa sola prego Dio: che anche a me succeda ciò che è successo agli uomini di Plutarco, e io farò come loro. Anzi farò meglio di loro. Tutti lo sapranno, tutti mi ameranno, tutti mi ammireranno.» E improvvisamente Nikolen'ka sentì che i singhiozzi lo soffocavano e scoppiò in lacrime.   
   «Etes-vous indisposé?» domandò Dessalles.   
   «Non,» rispose Nikolen'ka e tornò a poggiare il capo sul cuscino.   
   «È buono e bravo, gli voglio bene,» pensò di Dessalles. «Ma lo zio Pierre! Oh, che uomo meraviglioso! E mio padre? Mio padre! Mio padre! Sì, farò delle cose di cui anche lui sarà contento...»   
   

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