vecchia Guardia, abdicò e andò in esilio. Poi abili statisti e diplomatici (in particolare Talleyrand, che era riuscito a sedersi prima di un altro in una certa poltrona e aveva ampliato in tal modo i confini della Francia) ebbero lunghi colloqui a Vienna, colloqui che resero i popoli felici o infelici. Ad un certo punto diplomatici e monarchi per poco non vennero a lite; ed erano già pronti a comandare di nuovo ai loro eserciti di ammazzarsi a vicenda; ma in quel momento Napoleone fece ritorno in Francia con un battaglione, e i francesi che tanto lo odiavano gli si sottomisero immediatamente tutti, dal primo all'ultimo. Ma i monarchi alleati se ne adontarono e andarono di nuovo a combattere contro i francesi. E vinsero il geniale Napoleone e lo trasferirono all'isola di Sant'Elena, giudicandolo di nuovo un bandito. E laggiù l'esiliato, separato da coloro che erano cari al suo cuore e dalla sua amata Francia, morì su uno scoglio di morte lenta e tramandò ai posteri le sue grandi imprese. E in Europa si affermò la reazione e tutti i sovrani ripresero di nuovo a opprimere i loro popoli.»
Sarebbe un errore credere che questa sia una presa in giro una caricatura dei racconti degli storici. Al contrario, ci siamo limitati ad esporre in modo molto attenuato quelle risposte contraddittorie che non rispondono alle domande, che ci dà tutta la storia, dai libri di memorie e di storie dei singoli stati fino alle storie universali e a quelle di nuovo genere - le storie della cultura - di quell'epoca.
La stranezza e la comicità di queste risposte dipendono dal fatto che la storia moderna è simile a un sordo che risponda a domande che nessuno gli rivolge.
Se il fine della storia è la descrizione del movimento dell'umanità e dei popoli, la prima domanda a cui occorre rispondere, altrimenti tutto il