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persone sulle quali lo storico concentra la sua attenzione. Le risposte che questo genere di storici danno alla domanda su quale sia la forza che muove gli avvenimenti sono soddisfacenti, ma solo finché si ha a che fare con un solo storico per ogni singolo avvenimento. Ma non appena gli storici di diverse nazionalità e concezioni cominciano a descrivere il medesimo avvenimento, le risposte che essi danno perdono subito ogni significato, perché questa forza viene interpretata da ognuno di loro non solo in modo diverso, ma spesso del tutto opposto. Uno storico afferma che un avvenimento fu causato dal potere di Napoleone, un altro afferma che è stato causato dal potere di Alessandro, un terzo dal potere di un altro personaggio. Oltre a ciò, gli storici di questo tipo si contraddicono l'un l'altro anche nelle spiegazioni che danno della forza sulla quale si basa il potere dello stesso personaggio. Thiers, bonapartista, dice che il potere di Napoleone era fondato sulla sua virtù e sulla sua genialità; Lanfrey repubblicano, dice che era fondato sulla sua canaglieria e sull'inganno del popolo. Cosicché gli storici di questo genere, distruggendo le posizioni l'uno dell'altro, con ciò stesso distruggono il concetto della forza che produce gli eventi e non danno nessuna risposta al quesito fondamentale della storia.   
   Gli storici di storie universali, che si devono occupare di tutti i popoli, sembrano riconoscere l'erroneità delle concezioni degli storici particolari riguardo alla forza che produce gli avvenimenti. Per essi questa forza non è un potere inerente agli eroi e ai capi, ma la considerano come il risultato di molte forze variamente dirette. Descrivendo una guerra o l'assoggettamento di un popolo, gli autori di storie universali non ricercano la causa dell'avvenimento nel potere di una singola persona, ma nell'interferenza reciproca delle azioni di molte

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