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   Napoleone ordinò di adunare l'esercito e di andare alla guerra. Questo modo di raccontare le cose ci è talmente abituale, ci siamo talmente assuefatti a questo punto di vista, che chiedere come mai seicentomila uomini siano andati in guerra dopo che Napoleone ha detto certe parole ci sembra addirittura assurdo. Egli aveva il potere e perciò venne eseguito ciò che egli aveva ordinato.   
   Questa risposta è perfettamente soddisfacente se crediamo che il potere gli sia stato dato da Dio. Ma se non lo crediamo, si rende necessario definire che cosa sia questo potere di un uomo sugli altri.   
   Questo potere non può essere quel potere diretto dato dalla superiorità fisica di un forte su un debole, superiorità basata sull'impiego o sulla minaccia di impiego della forza fisica, come ad esempio il potere di Ercole; non può essere neanche fondato sulla superiorità della forza morale, come credono, anime semplici, alcuni storici, i quali sostengono che i personaggi storici sono degli eroi, cioè uomini dotati di una particolare forza d'animo e di mente chiamata genialità. Questo potere non può essere fondato sulla superiorità della forza morale, poiché, senza parlare di uomini-eroi, del tipo di Napoleone, sulle cui qualità morali le opinioni sono molto contrastanti, la storia ci mostra che né i Luigi XI, né i Metternich, che hanno governato milioni di uomini, si distinsero per una particolare forza spirituale, ma al contrario furono per la maggior parte moralmente più deboli di ognuno dei milioni di uomini che governarono.   
   Se la fonte del potere non sta nelle qualità fisiche né in quelle morali della persona che lo detiene, è evidente che la fonte di questo potere deve trovarsi al di fuori della persona, in quei rapporti con le masse in cui si trova la persona che detiene il potere.   

Questo capitolo in: Inglese Francese Avanti