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   Proprio così intende il potere la scienza del diritto, quella specie di banco di cambio della storia, che promette di convertire in oro puro il concetto storico del potere.   
   Il potere è la somma di tutte le volontà delle masse, trasferito per consenso esplicito o tacito sui governanti scelti dalle masse.   
   Nell'ambito della scienza del diritto, costituita di ragionamenti sull'assetto che dovrebbero avere lo stato e il potere, se fosse possibile dar loro un assetto, tutto ciò è molto chiaro, ma, qualora la si applichi alla storia, questa definizione del potere esige ulteriori chiarimenti.   
   La scienza del diritto considera lo stato e il potere come gli antichi consideravano il fuoco, come qualcosa di esistente in assoluto. Per la storia, invece, lo stato e il potere sono soltanto dei fenomeni, così come per la fisica del nostro tempo il fuoco non è un elemento, ma un fenomeno.   
   Da questa fondamentale differenza tra le concezioni della storia e della scienza del diritto deriva che la scienza del diritto può esprimersi dettagliatamente sull'assetto che a suo avviso bisognerebbe dare al potere e su che cosa sia un potere che esiste, immobile, al di fuori del tempo; ma è impotente a rispondere ai problemi storici sul significato di un potere che muta nel tempo.   
   Se il potere è la somma delle volontà delle masse trasmessa a chi governa, Pugaèëv rappresenta dunque la volontà delle masse? Altrimenti, perché la rappresenta Napoleone I? Perché Napoleone III, quando fu catturato a Boulogne, fu considerato un delinquente, e poi lo divennero coloro che egli fece catturare?   
   Nelle rivoluzioni di palazzo, alle quali prendono parte a volte due o tre persone, la volontà delle masse si trasferisce sul nuovo personaggio?

Questo capitolo in: Inglese Francese Avanti